CLIMA…

Un giro del mondo lungo la rotta “classica” degli Alisei si svolge quasi interamente all’interno della fascia dei Tropici, e quindi in climi decisamente caldi. Tanto caldi che bisogna fare i conti col fenomeno degli uragani tropicali, una sorta di super-perturbazioni esplosive generate dalla fortissima evaporazione dei mesi più caldi, in estate ed autunno.

Di conseguenza, la tattica classica per ridurre al massimo il rischio di incontri con gli uragani è di navigare in ciascun emisfero durante i 6 mesi in cui è inverno o primavera, al termine dei quali o si attraversa l’equatore per passare nell’altro emisfero in cui la stagione degli uragani stà giusto finendo, oppure ci si allontana dai tropici oppure ancora si interrompe il viaggio lasciando la barca in un posto considerato “a prova di uragano” (correndo qualche rischio…).

Un giro del mondo in due anni deve necessariamente essere studiato in modo tale da navigare 6 mesi in un emisfero, poi 6 mesi nell’altro e così via, accettando per forza di cose che nei periodi di transizione le condizioni climatiche possano non essere ottimali. Un altro vincolo è ovviamente la disponibilità di un po’ di tempo per visitare i luoghi toccati durante la navigazione.

Ecco allora che si naviga in tarda estate od autunno dal Mediterraneo o dal Nord-Europa verso le Isole Canarie (con un clima che – essendo fuori dai tropici – è già freddo e tempestoso) per iniziare la traversata dell’Atlantico verso fine Novembre (un po’ presto, gli alisei non sono ancora ben formati e la stagione degli uragani potrebbe non essere terminata), si naviga nel mar dei Caraibi lentamente spostandosi verso Panama e da lì dirigersi verso l’Equatore e le isole Galapagos da cui si riparte intorno a fine Marzo per raggiungere le Marchesi, poi le Tuamotu ed infine le Isole della Società (sarebbe ancora la stagione degli uragani, ma in questo periodo di solito colpiscono molto più ad ovest).
Sembra un po’ un azzardo, ma è necessario perchè per lasciare l’emisfero australe bisogna arrivare fino a Singapore entro Novembre, toccando Tonga, Figi, Vanuatu e/o Nuova Caledonia, Australia (dove si arriva in pieno inverno) e poi Indonesia e Borneo: un lungo viaggio!

Da lì, è tutta discesa! La stagione delle piogge è finita, ed il Monsone di Nord-Est spinge per tutta la via fino al Golfo di Aden, dove bisogna affrontare prima i pirati e poi i forti venti contrari per risalire il Mar Rosso, e tornare in Mediterraneo all’inizio della primavera.

Si naviga nei mesi freddi, dunque, e per quanto ai tropici le temperature siano comunque gradevoli, non appena ci si allontana dall’equatore le temperature (specialmente di notte) possono essere decisamente rigide! Non commettete il nostro stesso errore dunque, e portate un po’ di capi di vestiario pesanti! Sia abbigliamento “tecnico” per le notti in navigazione (sotto-cerata pesante) che abbigliamento pesante per le notti a terra, e non è una cattiva idea equipaggiare la barca con un sistema di riscaldamento!

Un altro aspetto da considerare è la estrema piovosità dei tropici: temporali brevi ma frequenti e violenti, ed a volte anche di lunga durata, per i quali occorre essere attrezzati sia per affrontarli in navigazione che quando si è ormeggiati o a terra in gita; qualche considerazione:

– il bimini: non amiamo navigare a vela col bimini, ma ai tropici bisogna farsene una ragione, non solo per ripararsi dal sole cocente, ma anche per riparare il povero timoniere durante gli acquazzoni! In caso di vento forte che costringe a chiudere il bimini, è’ molto comodo per la persona in pozzetto ripararsi sotto la capottina (sprayhood) con in mano il telecomando dell’autopilota.

– tenda di chiusura del pozzetto: il bimini di molte barche nordiche permette di chiudere tutt’intorno il pozzetto, il ché è molto utile per tenerlo all’asciutto quando si è ormeggiati e piove con vento laterale. Noi avevamo soltanto dei piccoli teli laterali, ed erano del tutto inadeguati.

– cerate: le moderne cerate traspiranti sono molto confortevoli da indossare, ma dopo poco tempo perdono la loro impermeabilità, ed i prodotti per ripristinarne la impermeabilizzazione sono di efficacia limitata, oltre ad essere introvabili in giro per il mondo (portatevene una scorta da casa!).
Ritrovarsi con le cerate fradice a metà di una traversata non è molto gradevole: portate delle cerate di scorta e sopratutto riparatevi sotto al bimini!

– cerata leggera per escursioni a terra: una giacchetta impermeabile leggera è indispensabile, ma l’acqua cola sui pantaloni, per cui è consigliabile avere anche i pantaloni della cerata per ripararsi quando si devono indossare pantaloni lunghi (richiesti dall’etichetta in molti paesi asiatici).

CLIMA…ultima modifica: 2010-03-24T14:09:43+01:00da shaula3_gian
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